In Italia la gente ormai è abituata a ristoranti, bar e uffici senza fumo. La penisola italiana ha stabilito qualche anno fa una legge anti-fumo per proteggere i non-fumatori. Nell’Unione Europea ci sono sempre più paesi che stabiliscono leggi simili.
Tra questi si trova anche la Germania. Dal primo gennaio 2008 in tutto il paese sono entrate in vigore leggi speciali anti-fumo. Comunque non si tratta di una legge uguale per l’intero paese. Ogni Bundesland ha una legge propria, con sanzioni diverse.
La Baviera è quella con la legge più dura. In altre parti del paese si può fumare quasi senza restrizioni. Da parte dei fumatori c’erano molte critiche e dicevano che vogliono continuare a fumare nei ristoranti. Adesso sono stati fatti i primi controlli. Infatti si è visto che ancora ci sono molti fumatori dentro i locali. Il problema che ha la Germania è ovvio. Non ci sono né soldi né persone per poter fare i controlli. E fino il 15 febbraio la polizia non può nemmeno dare delle multe.
I non-fumatori devono allora ancora respirare il fumo, ma vogliono lottare per la legge. Ogni giorno ci sono più persone che chiamano la polizia o che scrivono ai politici. Vogliono che la legge va finalmente rispettata e tanti sperano che fra poco possano mangiare senza il cattivo odore delle sigarette.
Montag, 7. Januar 2008
Mittwoch, 19. Dezember 2007
La foie gras? Meilleur pas…
L’avent est un temps traditionnel pour manger des choses exquises. On va dans les meilleurs restaurants et une fois l’année on s’offre quelque chose de bien. Mais sur les cartes on trouve malheureusement aussi une spécialité que n’y devrait pas être. On parle de la fameuse foie gras.
En mangeant on ne remarque pas le mauvais goût qu’accompagne cette spécialité de la haute cuisine. C’est le goût d’une souffrance incroyable et comme souvent inutile. En réalité presque tous les « gourmets » ne savent pas come une fois gras est produite.
En Suisse, comme aussi en Allemagne et en Pologne, la production de bourrer les oies est interdite par la loi. Mais ça ne veut pas dire qu’on ne peut pas acheter ce produit. Les pays importent la foie gras de la France o de l’Hongrie. Les oies vivent dans des établissements que ne satisfont absolument pas les exigences que sont exigés par un élevage d’accord avec la protection des animaux.
Une foie normale pèse 80 grammes. Dans la production on force les animaux à manger de plus. On introduit un tuyau directement dans l’estomac des oies. Ainsi on bourre la foi jusqu’à 500 grammes( !). Les animaux souffrent terriblement, beaucoup d’eux tombent malades et on ne peut pas parler d’une vie adéquate.
Qu’est-ce qu’on doit faire ? C’est très simple. Ne manger pas la foie gras et ne manger pas les oies quand on ne trouve pas une déclaration explicite qui dit que ne se trait pas des oies bourrées. Et comme toujours, avertir aussi les autres personnes de n’acheter pas ce produit.
En mangeant on ne remarque pas le mauvais goût qu’accompagne cette spécialité de la haute cuisine. C’est le goût d’une souffrance incroyable et comme souvent inutile. En réalité presque tous les « gourmets » ne savent pas come une fois gras est produite.
En Suisse, comme aussi en Allemagne et en Pologne, la production de bourrer les oies est interdite par la loi. Mais ça ne veut pas dire qu’on ne peut pas acheter ce produit. Les pays importent la foie gras de la France o de l’Hongrie. Les oies vivent dans des établissements que ne satisfont absolument pas les exigences que sont exigés par un élevage d’accord avec la protection des animaux.
Une foie normale pèse 80 grammes. Dans la production on force les animaux à manger de plus. On introduit un tuyau directement dans l’estomac des oies. Ainsi on bourre la foi jusqu’à 500 grammes( !). Les animaux souffrent terriblement, beaucoup d’eux tombent malades et on ne peut pas parler d’une vie adéquate.
Qu’est-ce qu’on doit faire ? C’est très simple. Ne manger pas la foie gras et ne manger pas les oies quand on ne trouve pas une déclaration explicite qui dit que ne se trait pas des oies bourrées. Et comme toujours, avertir aussi les autres personnes de n’acheter pas ce produit.
Dienstag, 18. Dezember 2007
Manager al monastero
Andare da un appuntamento all’altro, avere diversi meeting al giorno e sempre stare con un orecchio al telefono – questo è una giornata normale di un manager. Questo stile di vita non è sano, comporta stress ed anche diverse malattie.
Per questo tanti manager si rivolgono a consulenti specializzati per migliorare la loro attività. Ma adesso pian piano si scopre un’altra soluzione. I manager non vanno più dal consulente, ma vanno alcuni giorni al monastero.
Arrivato al monastero si spegne subito il cellulare e non si parla più. Si va a pregare e si comincia a riflettere. Ma non si otterrebbe lo stesso risultato con delle vacanze di tipo “wellness”? I manager che lo praticano dicono di no, perché non basta soltanto curare il corpo. Anche la nostra anima ha bisogno di una cura.
Si tratta allora di un’idea che vale la pena diffondere. E di sicuro non è utile soltanto per i manager…
Per questo tanti manager si rivolgono a consulenti specializzati per migliorare la loro attività. Ma adesso pian piano si scopre un’altra soluzione. I manager non vanno più dal consulente, ma vanno alcuni giorni al monastero.
Arrivato al monastero si spegne subito il cellulare e non si parla più. Si va a pregare e si comincia a riflettere. Ma non si otterrebbe lo stesso risultato con delle vacanze di tipo “wellness”? I manager che lo praticano dicono di no, perché non basta soltanto curare il corpo. Anche la nostra anima ha bisogno di una cura.
Si tratta allora di un’idea che vale la pena diffondere. E di sicuro non è utile soltanto per i manager…
Donnerstag, 13. Dezember 2007
Il Silicon Valley diventa verde
Gli Stati Uniti sono visti, soprattutto qui in Europa, come una nazione che si frega proprio del cambiamento del clima e dell’ambiente. Come si vede anche attualmente durante la conferenza di Bali, è molto difficile trovare un accordo con gli Stati Uniti.
Ma non dobbiamo pensare che tutti gli americani lo pensano nello stesso modo come il presidente Bush. E stavolta non si sta parlando di organizzazioni ambientaliste che sono presente anche negli Stati Uniti. No, qui si parla deIl famoso Silicon Valley che sta diventando il centro per la ricerca di nuove tecnologie per salvare l’ambiente.
Nel Silicon Valley ci sono tantissime persone che hanno ottenuto successi straordinari con i computer o con le software (p.e. Microsoft, Apple, Google). Ed una gran parte di questi giovani capi investe i loro soldi in nuove aziende – ed in nuove visioni. Si stanno creando nuovi centri di ricerche per esempio nel campo dell’energia solare e nel campo delle automobili.
In questa parte degli Stati Uniti si vede un'altra faccia del paese. Addirittura si vedono capi di aziende che prendono la bicicletta invece di una macchina che consuma troppi litri di benzina. Per non intenderci male, non si tratta qui di alcuni “pazzi”. Per niente, stiamo parlando di gente assolutamente normale che ha i soldi per godersi la vita e fregarsi del clima. Ma non lo fanno, anzi stanno lottando in un modo esemplare per il nostro pianeta.
Ma non dobbiamo pensare che tutti gli americani lo pensano nello stesso modo come il presidente Bush. E stavolta non si sta parlando di organizzazioni ambientaliste che sono presente anche negli Stati Uniti. No, qui si parla deIl famoso Silicon Valley che sta diventando il centro per la ricerca di nuove tecnologie per salvare l’ambiente.
Nel Silicon Valley ci sono tantissime persone che hanno ottenuto successi straordinari con i computer o con le software (p.e. Microsoft, Apple, Google). Ed una gran parte di questi giovani capi investe i loro soldi in nuove aziende – ed in nuove visioni. Si stanno creando nuovi centri di ricerche per esempio nel campo dell’energia solare e nel campo delle automobili.
In questa parte degli Stati Uniti si vede un'altra faccia del paese. Addirittura si vedono capi di aziende che prendono la bicicletta invece di una macchina che consuma troppi litri di benzina. Per non intenderci male, non si tratta qui di alcuni “pazzi”. Per niente, stiamo parlando di gente assolutamente normale che ha i soldi per godersi la vita e fregarsi del clima. Ma non lo fanno, anzi stanno lottando in un modo esemplare per il nostro pianeta.
Freitag, 7. Dezember 2007
Un aiuto assolutamente fallito
Il Kosovo è una regione che è ancora molto instabile. Il Kosovo vuole l’indipendenza dalla Serbia, ma fin adesso non si è raggiunto un consenso. Come spesso succede in conflitti simili, sono le persone semplici che soffrono di più. Per questo sono state lanciate tante iniziative per aiutare i cittadini.
Una di queste era il progetto Luko-Chips. In un villaggio abbastanza povero si è voluto creare una fabbrica che produceva patatine. Il Lussemburgo ha finanziato questo progetto con circa un milione di euro e ha incaricato l’organizzazione non-profit Ideas dalla Svizzera di realizzarlo. Il direttore Jan Stiefel è andato lui stesso nel Kosovo e ha cominciato a costruire la fabbrica.
In pochi mesi è riuscito a creare un’azienda che produceva un sacco di patatine e che guadagnava bene. Grazie all’azienda una trentina di persone ha trovato finalmente un posto di lavoro. Ma il più importante erano i contadini. Il Kosovo è ancor oggi una regione molto rurale. La maggioranza dei cittadini vive dall’agricoltura. Grazie ai Luko-Chips i contadini avevano qualcuno a cui potevano vendere le loro patate. Insomma tutto il villaggio sembrava poter tirarsi fuori dalla miseria – fino a poche settimane fa.
Sin dall’inizio era previsto che un nativo doveva gestire l’azienda. Lo svizzero Jan Stiefel ha allora affidato Luko-Chips ad Agim Feka. Il nuovo capo non ha lavorato molto nell’azienda. Poco dopo l’ha fatta chiudere, perché secondo lui l’azienda non è redditizia. Ideas invece sostiene che Luko-Chips ha funzionato perfettamente e che solo bisognava continuare il lavoro già fatto.
Appena saputo del caso Luko-Chips, tante altre aziende ed organizzazioni si sono ritirate dal Kosovo dicendo che ovviamente questa regione non è ancora pronto per gli aiuti. Un ulteriore colpo per i cittadini comuni…
Una di queste era il progetto Luko-Chips. In un villaggio abbastanza povero si è voluto creare una fabbrica che produceva patatine. Il Lussemburgo ha finanziato questo progetto con circa un milione di euro e ha incaricato l’organizzazione non-profit Ideas dalla Svizzera di realizzarlo. Il direttore Jan Stiefel è andato lui stesso nel Kosovo e ha cominciato a costruire la fabbrica.
In pochi mesi è riuscito a creare un’azienda che produceva un sacco di patatine e che guadagnava bene. Grazie all’azienda una trentina di persone ha trovato finalmente un posto di lavoro. Ma il più importante erano i contadini. Il Kosovo è ancor oggi una regione molto rurale. La maggioranza dei cittadini vive dall’agricoltura. Grazie ai Luko-Chips i contadini avevano qualcuno a cui potevano vendere le loro patate. Insomma tutto il villaggio sembrava poter tirarsi fuori dalla miseria – fino a poche settimane fa.
Sin dall’inizio era previsto che un nativo doveva gestire l’azienda. Lo svizzero Jan Stiefel ha allora affidato Luko-Chips ad Agim Feka. Il nuovo capo non ha lavorato molto nell’azienda. Poco dopo l’ha fatta chiudere, perché secondo lui l’azienda non è redditizia. Ideas invece sostiene che Luko-Chips ha funzionato perfettamente e che solo bisognava continuare il lavoro già fatto.
Appena saputo del caso Luko-Chips, tante altre aziende ed organizzazioni si sono ritirate dal Kosovo dicendo che ovviamente questa regione non è ancora pronto per gli aiuti. Un ulteriore colpo per i cittadini comuni…
Samstag, 1. Dezember 2007
L'arma a casa
Venerdì scorso a Zurigo un giovane ha ucciso una sedicenne con la sua arma militare. La sedicenne Francesca stava aspettando l’autobus, quando all’improvviso è stata colpita dalla pallottola. Per quanto si sa adesso l’uomo, , non aveva un motivo e non conosceva nemmeno la ragazza. Il caso è stato uno choc per la Svizzera e ha riacceso il dibattito sulle armi militari.
Prima di tutto si deve chiarire la situazione della Svizzera. Questo paese non ha un esercito professionale. L’esercito è composto dai comuni cittadini che hanno fatto il servizio militare. Dopo la leva militare, gli uomini devono fare il servizio militare che dura circa 18 settimane. Poi ogni anno devono compiere circa 4 settimane del cosiddetto WK (Wiederholungskurs, servizio ripetitivo in italiano). Nel sistema svizzero il particolare è questo che ogni soldato ha tutto il suo materiale necessario a casa, per essere sempre pronto in un caso d’emergenza.
Questo significa che oltre alla divisa si trova naturalmente anche la sua arma. Fino a poco tempo fa ognuno aveva anche la munizione a casa, ma adesso questo non è più permesso. Nel passato ci sono stati alcuni casi nei cui l’arma militare è stata usata per uccidere qualcun altro. Per questo alcuni politici chiedono che si deve togliere l’arma a tutti i soldati.
Certamente l’arma è un rischio, ma la stragrande maggioranza dei soldati la tiene rinchiusa a casa e la usa solo per il servizio militare. Nell’anno scorso c’erano in Svizzera circa 800 casi in cui un’arma è stata usata, solo in quattro di essi si è trattata di un’arma dell’esercito.
Molti dicono che la Svizzera non si trova in guerra e quindi non c’è più bisogno dell’arma a casa. Ma un caso di emergenza viene all’improvviso ed anche la Svizzera può essere colpita. Un soldato senza arma non aiuta molto. Il problema deve essere risolto in un’altra maniera. Si deve creare un piccolo esercito composto da soldati professionali. In questo modo i cittadini/soldati non ci sarebbero più - e neanche l’arma a casa.
Prima di tutto si deve chiarire la situazione della Svizzera. Questo paese non ha un esercito professionale. L’esercito è composto dai comuni cittadini che hanno fatto il servizio militare. Dopo la leva militare, gli uomini devono fare il servizio militare che dura circa 18 settimane. Poi ogni anno devono compiere circa 4 settimane del cosiddetto WK (Wiederholungskurs, servizio ripetitivo in italiano). Nel sistema svizzero il particolare è questo che ogni soldato ha tutto il suo materiale necessario a casa, per essere sempre pronto in un caso d’emergenza.
Questo significa che oltre alla divisa si trova naturalmente anche la sua arma. Fino a poco tempo fa ognuno aveva anche la munizione a casa, ma adesso questo non è più permesso. Nel passato ci sono stati alcuni casi nei cui l’arma militare è stata usata per uccidere qualcun altro. Per questo alcuni politici chiedono che si deve togliere l’arma a tutti i soldati.
Certamente l’arma è un rischio, ma la stragrande maggioranza dei soldati la tiene rinchiusa a casa e la usa solo per il servizio militare. Nell’anno scorso c’erano in Svizzera circa 800 casi in cui un’arma è stata usata, solo in quattro di essi si è trattata di un’arma dell’esercito.
Molti dicono che la Svizzera non si trova in guerra e quindi non c’è più bisogno dell’arma a casa. Ma un caso di emergenza viene all’improvviso ed anche la Svizzera può essere colpita. Un soldato senza arma non aiuta molto. Il problema deve essere risolto in un’altra maniera. Si deve creare un piccolo esercito composto da soldati professionali. In questo modo i cittadini/soldati non ci sarebbero più - e neanche l’arma a casa.
Montag, 26. November 2007
Un esempio per tutti
La settimana scorsa l’ex-cancelliere della Germania, il dott. Helmut Kohl, ha presentato la terza parte della sua biografia. I media tedeschi si sono molto interessati ed il politico è stato presente in tante trasmissioni. In una trasmissione del ZDF, Kohl ha parlato per la prima volta della sua relazione con il suo predecessore e “nemico” Willy Brandt del partito socialista SPD.
È stato interessante che per Kohl questa inimicizia non esisteva. Ha detto che l’opinione pubblica percepiva la relazione dei due come molto problematica, ma in realtà non era affatto così. Anche se sul piano politico i due non erano quasi mai d’accordo e litigavano spesso nella TV, erano amici molto buoni, soltanto che questo non veniva trasmesso.
Ma il punto più toccante erano gli ultimi giorni di Willy Brandt. Fin adesso nessuno lo sapeva, ma Kohl è andato a visitare il suo amico. Brandt, molto ammalato e già nel letto, ha insisto di mettersi il suo vestito più bello. Ha accolto Helmut Kohl con le parole “mein Bundeskanzler” (il mio cancelliere). La gente fin ad oggi non capisce come mai, il socialista con le opinioni contrarie, ha potuto dire questo. Kohl ha spiegato nella trasmissione che per Brandt c’era qualcosa più importante delle opinioni e quello era il rispetto per l’altro. Anche se non andava per niente d’accordo con Kohl, secondo lui è stato il popolo a scegliere e lui doveva rispettare questa scelta – esattamente lo stesso atteggiamento che aveva anche Kohl.
L’ex-cancelliere ha criticato molto la politica attuale, perché mancante di questo atteggiamento del rispetto reciproco. Speriamo che alcuni politici prendano esempio da Helmut Kohl…
È stato interessante che per Kohl questa inimicizia non esisteva. Ha detto che l’opinione pubblica percepiva la relazione dei due come molto problematica, ma in realtà non era affatto così. Anche se sul piano politico i due non erano quasi mai d’accordo e litigavano spesso nella TV, erano amici molto buoni, soltanto che questo non veniva trasmesso.
Ma il punto più toccante erano gli ultimi giorni di Willy Brandt. Fin adesso nessuno lo sapeva, ma Kohl è andato a visitare il suo amico. Brandt, molto ammalato e già nel letto, ha insisto di mettersi il suo vestito più bello. Ha accolto Helmut Kohl con le parole “mein Bundeskanzler” (il mio cancelliere). La gente fin ad oggi non capisce come mai, il socialista con le opinioni contrarie, ha potuto dire questo. Kohl ha spiegato nella trasmissione che per Brandt c’era qualcosa più importante delle opinioni e quello era il rispetto per l’altro. Anche se non andava per niente d’accordo con Kohl, secondo lui è stato il popolo a scegliere e lui doveva rispettare questa scelta – esattamente lo stesso atteggiamento che aveva anche Kohl.
L’ex-cancelliere ha criticato molto la politica attuale, perché mancante di questo atteggiamento del rispetto reciproco. Speriamo che alcuni politici prendano esempio da Helmut Kohl…
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