Leggendo gli articoli sul caso dell’ospedale romano Umberto I, può veramente far paura. Di solito uno va all’ospedale per curarsi, non per ammalarsi di più. Dopo tanti scandali scoppiati qualche tempo fa, ieri è stata resa pubblica l’indagine dell’alto commissario anticorruzione, Achille Serra. Fa vedere una situazione incredibile. Interventi effettuati da chirurghi esterni e liste di attese che non si possono chiamare così, perché solo scritte su fogli volanti. Nessun’ordine, ma caos totale.
Uno si comincia a chiedere se veramente stiamo parlando di un ospedale europeo. Ma purtroppo la realtà è così. Anche se è ben noto, che il sistema sanitario della Repubblica Italiana non funziona per niente, la situazione nell’ospedale romano è davvero tragica. Un ospedale non è un ufficio qualsiasi. Un ospedale deve osservare certe leggi e regole. Prima di tutto viene l’igiene. Non può essere che medici ed infermiere escono a fumare e poi rientrano ad operare senza lavarsi nemmeno le mani.
L’Umberto I è l’esempio perfetto per illustrare che ci stiamo movendo verso una società di due classi. Da una parte troviamo quelli che hanno i soldi per poter permettersi un ricovero in una clinica, dall’altra parte ci sono quelli che non hanno il denaro necessario. Ma il problema sta proprio nel sistema italiano. Mancano i soldi per offrire ai cittadini un minimo di assistenza medica. Manca un’assicurazione obbligatoria ed efficace. E mancano, diciamolo pure, anche le attrezzature negli ospedali. Medici e politici devono trovare delle soluzioni, perché trattare i pazienti in questo modo non è umano.
Dienstag, 30. Oktober 2007
Donnerstag, 25. Oktober 2007
La destra vince
Lo scorso fine settimana c’erano le elezioni parlamentari in Svizzera. Tradizionalmente questo paese è molto calmo e non ci sono tante polemiche. Quest’anno si è potuto assistere a una campagna diffamatoria contro la destra del paese. Parlando con persone non svizzere si vede subito che l’immagine della Svizzera non è la migliore. Si fanno addirittura comparazioni del partito di destra, la SVP (Schweizerische Volkspartei) con il nazismo o il fascismo.
Ma cerchiamo di chiarire la confusione. La SVP è il partito più grande del paese. Comunque uno ha l’impressione che esista solo il partito di sinistra, la SP (Sozialdemokratische Partei). La SVP sta lottando sin dall’inizio per essere messa allo stesso posto come gli altri partiti. Purtroppo ancor oggi uno dev’essere molto prudente quando si esprime in favore a questo partito.
È vero, la SVP è un partito che polemizza. Ha fatto delle lotte elettorali molto discutibili, ma in fondo sta parlando dei veri problemi che ha la Svizzera. Dice quello che gli altri non dicono. Ha capito benissimo che cosa vogliono i suoi elettori e ha da anni un messaggio chiaro. Comunque com’è già stato scritto sopra, non viene trattato come gli altri partiti.
Questo ha molto a fare con i media. Una gran parte dei giornalisti è a favore della sinistra. La TV statale fa sempre dei servizi a favore della sinistra – apertamente. Tutti lo sanno, ma nessuno interviene. La destra e tutti i suoi simpatizzanti (non soltanto dalla SVP) vengono o lasciati completamente fuori o criticati. Anche quest’anno la situazione era la stessa (e continua ad essere la stessa). Sempre si cerca di trovare un punto che è adatto all’attacco. Questa volta si è scelto il manifesto elettorale. Lì cerano delle pecore bianche e una pecora nera che viene messa fuori. Subito si è cominciato a parlare di razzismo contro gli immigrati. La SVP è un partito che si dichiara contro un’eccessiva immigrazione, ma non è razzista. Non usa, come molti hanno scritto, simboli del nazismo o fascismo.
Il culmine durante la lotta elettorale erano gli scontri nella capitale Berna. La SVP ha organizzato una manifestazione (accettato sia dalla città sia dalla polizia). È stata costretta a sospenderla, perché militanti della sinistra hanno attaccato in una maniera durissima gli organizzatori e le forze dell’ordine. Com’era la reazione dopo? Invece di accusare questi militanti, tutti hanno incolpato la SVP. Purtroppo un ulteriore esempio dell’incredibile ingiustizia contro questo partito.
Ma cerchiamo di chiarire la confusione. La SVP è il partito più grande del paese. Comunque uno ha l’impressione che esista solo il partito di sinistra, la SP (Sozialdemokratische Partei). La SVP sta lottando sin dall’inizio per essere messa allo stesso posto come gli altri partiti. Purtroppo ancor oggi uno dev’essere molto prudente quando si esprime in favore a questo partito.
È vero, la SVP è un partito che polemizza. Ha fatto delle lotte elettorali molto discutibili, ma in fondo sta parlando dei veri problemi che ha la Svizzera. Dice quello che gli altri non dicono. Ha capito benissimo che cosa vogliono i suoi elettori e ha da anni un messaggio chiaro. Comunque com’è già stato scritto sopra, non viene trattato come gli altri partiti.
Questo ha molto a fare con i media. Una gran parte dei giornalisti è a favore della sinistra. La TV statale fa sempre dei servizi a favore della sinistra – apertamente. Tutti lo sanno, ma nessuno interviene. La destra e tutti i suoi simpatizzanti (non soltanto dalla SVP) vengono o lasciati completamente fuori o criticati. Anche quest’anno la situazione era la stessa (e continua ad essere la stessa). Sempre si cerca di trovare un punto che è adatto all’attacco. Questa volta si è scelto il manifesto elettorale. Lì cerano delle pecore bianche e una pecora nera che viene messa fuori. Subito si è cominciato a parlare di razzismo contro gli immigrati. La SVP è un partito che si dichiara contro un’eccessiva immigrazione, ma non è razzista. Non usa, come molti hanno scritto, simboli del nazismo o fascismo.
Il culmine durante la lotta elettorale erano gli scontri nella capitale Berna. La SVP ha organizzato una manifestazione (accettato sia dalla città sia dalla polizia). È stata costretta a sospenderla, perché militanti della sinistra hanno attaccato in una maniera durissima gli organizzatori e le forze dell’ordine. Com’era la reazione dopo? Invece di accusare questi militanti, tutti hanno incolpato la SVP. Purtroppo un ulteriore esempio dell’incredibile ingiustizia contro questo partito.
Donnerstag, 18. Oktober 2007
Lo sciopero dei macchinisti in Germania
Chi vive in Italia è ormai abituato ai diversi scioperi che ci sono. Tassisti, autisti, avvocati ecc. – quasi tutti hanno già scioperato e di sciuro continueranno a farlo.
Lo sciopero è un fenomeno che non è molto conosciuto nel nord dell’Europa. Di solito si cerca sempre di trovare un consenso senza che fosse necessario uno sciopero. Di conseguenza si può tranquillamente parlare di una cosa inesistente – fin adesso.
Lo sciopero ha raggiunto anche paesi come la Germania, la Svizzera e la Francia. Un esempio attuale è proprio la Germania con il conflitto tra macchinisti e la Deutsche Bahn (le ferrovie tedesche). Un conflitto che dura parecchi mesi e non pare che si raggiunga un fine molto presto. Conoscendo un po’ l’ambito tedesco uno si rende subito conto che il problema non sono soltanto i soldi. Il problema fondamentale riguarda la privatizzazione della Deutsche Bahn.
Per poter spiegare quest’affermazione si deve prima chiarire la situazione attuale. Gli impiegati della Deutsche Bahn sono raggruppati in diversi sindacati. Il sindacato più grande si chiame Transnet ed difende quasi tutti gli impiegati, eccetto i macchinisti che hanno un proprio sindacato (molto più piccolo) che si chiama GDL (Gewerkschaft der Deutschen Lokführer). Negli ultimi anni la situazione dei macchinisti si è peggiorata parecchio. Sempre meno tempo, più pressione e pochi soldi alla fine del mese. Un macchinista tedesco che lavora per la DB (Deutsche Bahn) guadagna attorno ai 1600 euro al mese. (Solo per aver un’idea, un macchinista svizzero guadagna il doppio...)
Già da parecchio tempo la GDL sta cercando di ottenere un contratto collettivo di lavoro. La DB ha fatto alcune offerte, che però non erano accettabili per il sindacato.Ma passiamo allora al punto della privatizzazione. L’azienda vuole ottenere la privatizzazione il più presto possibile. Alcuni politici ed i cittadini hanno paura che la DB non manterrebbe l’attuale servizio. Una preoccupazione giustificata. Infatti la DB ha già chiuso molte stazioni e ha sempre dichiarato di volersi concentrare solo sui tratti profetabili. Il sindacato della GDL è contro questa privatizzazione, l’altro sindacato la Transnet invece è a favore.
L’azienda ha ottenuto questo atteggiamento favorevole grazie ad una “collaborazione” molto discutibile. Siccome la Transnet perdeva sempre più membri, la DB ha fatto delle offerte speciali per i membri. Loro potevano ad esempio fare dei corsi gratuitamente ed ottenevano più soldi. È chiaro che così la Trasnet è diventato uno strumento aziendale e non è più un sindacato. La piccola GDL non fa questo mercanteggiamento e sta lottando contro la grande DB.
Per il momento è difficile dire se ottiene un successo o meno. La DB è un avversario fortissimo con sostenitori sia nell’economia sia nella politica. Comunque è importante che la gente si renda conto della maniera nella quale quest’azienda agisce.
Lo sciopero è un fenomeno che non è molto conosciuto nel nord dell’Europa. Di solito si cerca sempre di trovare un consenso senza che fosse necessario uno sciopero. Di conseguenza si può tranquillamente parlare di una cosa inesistente – fin adesso.
Lo sciopero ha raggiunto anche paesi come la Germania, la Svizzera e la Francia. Un esempio attuale è proprio la Germania con il conflitto tra macchinisti e la Deutsche Bahn (le ferrovie tedesche). Un conflitto che dura parecchi mesi e non pare che si raggiunga un fine molto presto. Conoscendo un po’ l’ambito tedesco uno si rende subito conto che il problema non sono soltanto i soldi. Il problema fondamentale riguarda la privatizzazione della Deutsche Bahn.
Per poter spiegare quest’affermazione si deve prima chiarire la situazione attuale. Gli impiegati della Deutsche Bahn sono raggruppati in diversi sindacati. Il sindacato più grande si chiame Transnet ed difende quasi tutti gli impiegati, eccetto i macchinisti che hanno un proprio sindacato (molto più piccolo) che si chiama GDL (Gewerkschaft der Deutschen Lokführer). Negli ultimi anni la situazione dei macchinisti si è peggiorata parecchio. Sempre meno tempo, più pressione e pochi soldi alla fine del mese. Un macchinista tedesco che lavora per la DB (Deutsche Bahn) guadagna attorno ai 1600 euro al mese. (Solo per aver un’idea, un macchinista svizzero guadagna il doppio...)
Già da parecchio tempo la GDL sta cercando di ottenere un contratto collettivo di lavoro. La DB ha fatto alcune offerte, che però non erano accettabili per il sindacato.Ma passiamo allora al punto della privatizzazione. L’azienda vuole ottenere la privatizzazione il più presto possibile. Alcuni politici ed i cittadini hanno paura che la DB non manterrebbe l’attuale servizio. Una preoccupazione giustificata. Infatti la DB ha già chiuso molte stazioni e ha sempre dichiarato di volersi concentrare solo sui tratti profetabili. Il sindacato della GDL è contro questa privatizzazione, l’altro sindacato la Transnet invece è a favore.
L’azienda ha ottenuto questo atteggiamento favorevole grazie ad una “collaborazione” molto discutibile. Siccome la Transnet perdeva sempre più membri, la DB ha fatto delle offerte speciali per i membri. Loro potevano ad esempio fare dei corsi gratuitamente ed ottenevano più soldi. È chiaro che così la Trasnet è diventato uno strumento aziendale e non è più un sindacato. La piccola GDL non fa questo mercanteggiamento e sta lottando contro la grande DB.
Per il momento è difficile dire se ottiene un successo o meno. La DB è un avversario fortissimo con sostenitori sia nell’economia sia nella politica. Comunque è importante che la gente si renda conto della maniera nella quale quest’azienda agisce.
Dienstag, 16. Oktober 2007
Il Premio Nobel per la pace per Al Gore
Finalmente si conoscono tutti i vincitori per il Premio Nobel 2007. I ricercatori scientifici sono abbastanza sconosciuti, il premiato per la pace non lo è affatto. Al Gore, il quasi presidente degli Stati Uniti e combattente energico per l’ambiente. Sin dalla sua infanzia si sta impegnando per la protezione della natura. L’anno scorso ha pure girato un film che ha ottenuto un successo enorme. Il risultato erano non soltanto tanti spettatori, ma anche l’Oscar e l’Emmy. Anche se il suo impegno è molto positivo e importante, il fatto che abbia vinto un premio per la pace pare un po’ strano. Dire che la sua lotta abbia contribuito tanto alla pace per meritare il Premio Nobel non rispecchia sicuramente l’opinione di tante persone.
In altre parole, dire che la lotta per l’ambiente va insieme con la promozione della pace è sbagliato. Magari c’è un piccolo effetto collaterale della lotta di Al Gore che veramente ha diminuito le differenze tra gli uomini. Ma di sicuro neanche lui stesso direbbe che si abbia impegnato per la pace. Al Gore ha un messaggio chiaro. Ci vuole svegliare, ci vuole dire come stiamo distruggendo la nostra terra. Non è allora assolutamente un messaggio di qualcuno che lotta per la pace.
Persone che stanno combattendo una lotta del genere vivono la tolleranza, stanno vicino alle persone sofferenti, abbandono la loro vita per aiutare gli altri. Chi avrebbe meritato il Premio Nobel per la pace? La commissione avrebbe potuto scegliere tante persone che si stanno impegnando per il Terzo Mondo. Poteva nominare anche dei politici che hanno contributo alla pace. La nominazione di Al Gore però non è assolutamente condivisibile. Chiaro che è importante sensibilizzare l’umanità al problema dell’ambiente.
Dobbiamo capire finalmente che dobbiamo cambiare il nostro comportamento. Allo stesso tempo dobbiamo anche capire che c’è il bisogno di lottare tutt’e due le lotte. Sia quella per l’ambiente sia quella per la pace. Anche se magari non siamo d’accordo con la nominazione di Al Gore, alla fine neanche il Premio Nobel è così importante. Importante è che non si arrendono le lotte.
In altre parole, dire che la lotta per l’ambiente va insieme con la promozione della pace è sbagliato. Magari c’è un piccolo effetto collaterale della lotta di Al Gore che veramente ha diminuito le differenze tra gli uomini. Ma di sicuro neanche lui stesso direbbe che si abbia impegnato per la pace. Al Gore ha un messaggio chiaro. Ci vuole svegliare, ci vuole dire come stiamo distruggendo la nostra terra. Non è allora assolutamente un messaggio di qualcuno che lotta per la pace.
Persone che stanno combattendo una lotta del genere vivono la tolleranza, stanno vicino alle persone sofferenti, abbandono la loro vita per aiutare gli altri. Chi avrebbe meritato il Premio Nobel per la pace? La commissione avrebbe potuto scegliere tante persone che si stanno impegnando per il Terzo Mondo. Poteva nominare anche dei politici che hanno contributo alla pace. La nominazione di Al Gore però non è assolutamente condivisibile. Chiaro che è importante sensibilizzare l’umanità al problema dell’ambiente.
Dobbiamo capire finalmente che dobbiamo cambiare il nostro comportamento. Allo stesso tempo dobbiamo anche capire che c’è il bisogno di lottare tutt’e due le lotte. Sia quella per l’ambiente sia quella per la pace. Anche se magari non siamo d’accordo con la nominazione di Al Gore, alla fine neanche il Premio Nobel è così importante. Importante è che non si arrendono le lotte.
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